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Fenomeno
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Il termine mwdafenomeno (mwdqdal greco antico φαινόμενον?, fainòmenon, "che appare") è riferito a tutto quello che si presenta all'mwdgosservazione come dotato di una sua mwdwoggettività, che quindi può essere recepito attraverso il mweasistema sensoriale. Genericamente però il lemma può indicare anche un'mweqimmagine a cui non corrisponde una realtà sensibile come accade per i «mwegfenomeni interiori, le emozioni, i sentimenti, gli stati d'animo che si esprimono nei gesti, nel linguaggio delle parole e delle arti».cite-ref-1[1]
La parola fenomeno viene usata anche in riferimento a una manifestazione collettiva o storica che necessita di una spiegazione: «mwgaper esempio l'immigrazione dai paesi poveri verso i paesi ricchi è un fenomeno sociale; la crescita dei prezzi è un fenomeno economico; la diffusione dell'inglese o dei computer è infine un fenomeno culturale».cite-ref-2[2] Nel linguaggio comune il termine viene usato anche nel senso di ciò che si manifesta come fuori dall'ordinario, dal consueto ordine naturale.
Contents
• Note
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Storia del concetto
Riguardo al concetto di mwiqfenomeno i filosofi antichi insistono sulle conseguenze mwigontologiche e mwiwgnoseologiche determinate dall'attribuzione al termine di un significato contrapposto a quello di realtà. Il fenomeno, inteso come "mwjaapparenza", rappresenta per loro un'entità ingannevolmente conoscibile tramite la mwjqcontingente percezione sensibile che varia nel tempo e nello spazio e che quindi non corrisponde all'oggettività mwjgessenziale, immutabile e nascosta, da cui si origina la mutevole realtà osservata.cite-ref-3[3]
Per l'mwlaeleatismo di mwlqParmenide, l'autore del poema filosofico mwlgSulla natura o sul non essere, tutto il mondo fenomenico sensibile è apparenza, mwlwnon-essere, e solo il filosofo è in grado di raggiungere l'unica vera realtà dell'essere nascosto e sconosciuto al volgo, i «mortali bicefali» che seguono l'apparenza per il bisogno che essi hanno di vivere in un mondo artificiale, costruito secondo i loro desideri, non inteso, com'è rivelato dalla ragione, qual esso è veramente:
«Due sole vie di ricerca si possono concepire. L'una è che l'essere è e non può non essere; e questa è la via della persuasione perché è accompagnata dalla verità. L'altra, che l'essere non è ed è necessario che non sia; e questo, ti dico, è un sentiero sul quale nessuno può persuaderci di nulla.
»
«un solo cammino resta al discorso: che l'essere è.
»
Meno rigida la concezione mwowplatonica. Pur restando tutte le manifestazioni del mondo sensibile come apparenti, tuttavia alcuni fenomeni, (le icone, come le forme sensibili geometriche-matematiche) conservano la positività di una somiglianza e di un'adeguata proporzione con il vero mondo, perfettamente reale, delle mwpaideecite-ref-6[6]. Questo genere di fenomeni permettono l'mwqqintuizione anche solo approssimativa del mondo delle idee; al contrario altri fenomeni, sono falsi mwqgsimulacricite-ref-7[7] non somiglianti e totalmente inaffidabili come criteri di partenza per approssimarsi alla realtà ideale.cite-ref-8[8]
mwtaAristotele distingue invece fenomeni con un'apparenza del tutto contraria alla realtà, come quella che ci presentano i sogni e un'apparenza da cui può iniziare un processo conoscitivo che porta alla verità. Lo studio della natura parte infatti sempre dai fenomeni, dalle cose come apparentemente appaiono per poi arrivare alle scoperta delle cause che procurano il sapere autentico.cite-ref-9[9]
Nella mwugfilosofia medioevale il pensiero cristiano oscilla tra una concezione platonica rivista secondo il mwuwneoplatonismo e quella aristotelica dove l'apparenza assume, come in mwvaScoto Eriugena, un valore positivo di verità. Il mondo apparente è visto infatti come "manifestazione" del Dio creatore e quindi valutabile come sempre benefico per l'uomo («Deus fit in omnibus omnia», cioè mwvqDio diventa tutto in tutte le cose).cite-ref-10[10]
La questione dell'apparenza fenomenica e della realtà in sé continueranno a caratterizzare il discorso filosofico nel mentre prosegue il progresso delle scienze quali quelle astronomiche che presentano come certi i movimenti apparenti dei fenomeni celesti che, pur misurabili, risultano invece in contrasto con la realtà. Per queste questioni non ancora risolte, nei mwwwsecoli XVII e mwxaXVIII la riflessione filosofica si chiede se sia possibile raggiungere una verità indubitabile, come sostengono mwxqCartesio, mwxgMalebranche, mwxwSpinoza, oppure se l'uomo sia destinato ad una conoscenza che si risolve nell'ambito dell'apparenza sensibile.
Il tema dell'apparenza diviene centrale nell'mwyqempirismo che si chiede se debba credersi alle cose come appaiono all'uomo o se queste abbiano una loro realtà in sé: alla domanda risponde il mwygmeccanicismo stabilendo la differenza tra le mwywqualità delle cose, puramente soggettive e relative alla sensibilità individuale (come gli odori, i colori ecc.) e gli aspetti mwzaquantitativi della realtà, misurabili e oggettivi, su cui si può avere invece conoscenza certa.
mwzgHobbes è convinto della ineliminabile soggettività e apparenza delle percezioni sensibili e che la conoscenza umana sia limitata entro l'orizzonte mwzwfenomenico. mwaaKant accentuerà questa posizione dell'empirismo con la concezione del mwaqnoumeno, la cosa in sé, pensabile ma non conoscibile, contrapposta all'aspetto fenomenico della realtà.cite-ref-11[11] Per questo sarà necessario distinguere anche terminologicamente quella apparenza del tutto falsa (mwbgSchein) da quella connessa allo stesso fenomeno che contraddistingue il limite ineliminabile del sapere umano (mwbwErscheinung) che è condizionato dalla nostra stessa struttura mentale spazio-temporale che ci rende impossibile cogliere la realtà in sé.
Nella filosofia di mwcqSchopenhauer orientata verso un mwcgpessimismo cosmico ritorna la dottrina platonica dell'apparenza del mondo reale offuscato, secondo il filosofo tedesco, dal "mwcwvelo di Maya".
Dopo Kant la speculazione filosofica torna ad occuparsi del fenomeno con mwdqHegelcite-ref-12[12] e con la mwegfenomenologia di mwewHusserl: viene abbandonato il pensiero kantiano della distinzione tra fenomeno e noumeno e l'oggetto percepito si identifica completamente con il suo manifestarsi come fenomeno caratterizzato ancora di più in senso antisoggettivistico da mwfaMartin Heidegger.
Il termine fenomeno in campo scientifico
«Nissuna umana investigazione si può dimandare vera scienza, s'essa non passa per le matematiche dimostrazioni.
»
Sin dall'inizio l'osservazione del fenomeno ha implicato la necessità di spiegarlo prima da parte della filosofia che s'interrogava sulla sua realtà sostanziale nascosta e poi nel mwhqXVII secolo dalla scienza che, mettendo da parte la speculazione puramente razionale e ricorrendo all'interpretazione matematica della natura e al metodo sperimentale, descriveva i fenomeni con leggi generali.
«La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'
Universo
), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.
»
Tramite l'esperimento, la «mwjasensata esperienza e necessaria dimostrazione»cite-ref-15[15], la scienza è potuta intervenire anche nello studio dei fenomeni "interiori" come quelli mentali analizzati dalla mwkqpsicologia, dalla mwkgpsicanalisi, dalle mwkwneuroscienze. Per la scienza dunque il "fenomeno" è un qualunque mwlaevento mwlqosservabile e oggetto di studio.
È possibile raggruppare sotto una denominazione più specifica tutti i fenomeni di un certo ambito, ed ottenere ad esempio a partire da tutti gli eventi che hanno a che fare con l'mwlwottica e con la mwmaluce la categoria mwmqfenomeni ottici. Alcuni eventi sono osservabili da chiunque, altri richiedono manipolazioni complicate ed attrezzature sofisticate.
La scienza genericamente distingue tra
• il fenomeno fisico, un cambiamento che avviene in natura, sia spontaneo che provocato dall'uomo, ma che non cambia la natura della materia che lo costituisce;
• il fenomeno chimico che è una trasformazione della materia senza variazioni misurabili di massa, in cui una o più specie chimiche (dette "reagenti") modificano la loro struttura e composizione originaria per generare altre specie chimiche (dette "prodotti"). cite-ref-16[16]
Si parla inoltre di mwoafenomeni di trasporto per raggruppare in un'unica trattazione i fenomeni fisici relativi principalmente a mwoqtrasferimento di calore, mwogscambio di materia e mwowscambio di quantità di moto (ma anche il trasferimento di altre grandezze fisiche).
La fisica e la chimica studiano i fenomeni che sono compresi nelle scienze. In passato si chiamava fisica lo studio di tutti i fenomeni naturali, ora ampliandosi sempre più le conoscenze si preferisce parlare di "scienze della vita" riferite agli esseri viventi (mwpwbiologia, mwqabotanica, mwqqzoologia, mwqgfisiologia) e di "scienze fisiche" riferite agli esseri inanimati (mwqwastronomia, mwrageologia, mwrqmeteorologia, mwrgoceanografia).cite-ref-17[17]
Note
cite-note-11. ↑ Paolo Casini - mwuqEnciclopedia dei ragazzi (2005) alla parola corrispondente
cite-note-22. ↑ Paolo Casini, mwvqop.cit. ibidem
cite-note-33. ↑ mwwqEnciclopedia Garzanti di Filosofia, 1987 alla voce corrispondente
cite-note-41. fr. 4 mwxqDiels.
cite-note-52. fr. 8 Diels.
cite-note-66. ↑ Platone, mwzaRepubblica X 596e 4
cite-note-88. ↑ mw2g(mw2wmw3aFRmw3q) mw3gEidôlon mw3wArchiviatomw4a il 7 gennaio 2011 in mw4qInternet Archivemw4g. in mw5aVocabulaire européen des philosophies (a cura di mw5qBarbara Cassin
cite-note-99. ↑ Nella versione latina: mw6qverum scire est scire per causas in Aristotele, mw6gFisica, I, 1, 184a, 10
cite-note-1010. ↑ mw7gPeter Dronke, commento al primo volume del mw7wPeriphyseon, tradotto da Michela Pereira: mw8aSulle nature dell'universo (Vol I), Fondazione Valla-Mondadori, 2012.
cite-note-1111. ↑ I. Kant, mw9aCritica della ragion pura, sez.mw9qDel principio della divisione di tutti gli oggetti in fenomeni e noumeni.
cite-note-1212. ↑ mw-qFenomenologia dello Spirito (1807)
cite-note-133. mw-qLeonardo da Vinci, cit. da mw-gmw-wTrattato della pittura, pag. 3, Newton Compton, 1996
cite-note-144. mwaqmGalileo Galilei, mwaqqmwaquIl Saggiatore, mwaqyCap. VI
cite-note-1515. ↑ Galileo, Lettera a Gallanzone Gallanzoni, 1611
cite-note-1616. ↑ mwaq0(mwaq4mwaq8EN) mwaramwareThermopedia, "Chemical Reaction", su mwarithermopedia.com.
cite-note-1717. ↑ «mwaryUna volta la netta distinzione tra la chimica inorganica e la chimica organica aveva un importante fondamento: nella natura ... nell'uomo non avviene alcun processo che sia in contraddizione con i fenomeni fisici e chimici che hanno luogo al di fuori degli organismi viventi. Tra la materia inerte e la materia negli esseri viventi non c'è dunque nessuna differenza essenziale sul piano chimico-fisico.» (in Werner Gitt, mwarcInterrogativi di sempre, cap.3, Edizioni CLC 2013)
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-filosofiafenomeno, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefbritannica-com(EN) phenomenon, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.